NON POTRA' COMPETERE E ORGANIZZARE MANIFESTAZIONI INTERNAZIONALI FINO A TUTTO IL 2023.SALVI GLI EUROPEI DI CALCIO E IL GP DI FORMULA 1
La Russia è fuori. Per i prossimi quattro anni non vedremo lo squadrone dell’ex Impero impegnato a tutti i più grandi eventi sportivi, da Europei e Mondiali fi no all’Olimpiade. Niente inno, né bandiera. E niente organizzazione di manifestazioni sul proprio territorio. Salvo rare eccezioni, a partire degli Europei di calcio 2020 a San Pietroburgo. La Russia sarà anche costretta a partecipare alle qualifi cazione dei Mondiali di calcio di Doha 2022 «con una squadra neutrale». Cancellata fi no al 2023. Niente Giochi di Tokyo a luglio. Fuori anche dalle Paralimpiadi. I primi eff etti l’esclusione tra un mese dall’Olimpiade invernale giovanile a Losanna. Non era mai accaduto. Una condanna che riporta agli anni bui dei boicottaggi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984. La sospensione di quattro anni, già nell’aria, è stata formulata dall’Esecutivo della Wada (l’agenzia mondiale antidoping), al termine della riunione a Losanna in cui i dodici membri hanno votato all’unanimità. Lo sport russo è cancellato dalla carta geografi ca. Un bando totale che isola nello sport una delle realtà più vincenti assieme a Stati Uniti e Cina. Stop anche al riconoscimento internazionale dei dirigenti russi.
MANNAIA. A questo punto si è arrivati esattamente quattro anni dopo l’inizio delle inchieste, che avevano dapprima messo a nudo le coperture della Iaaf di Lamine Diack su casi positivi in cambio di dollari (3,5 milioni), per poi esplodere con lo scandalo planetario del laboratorio antidoping di Sochi, quello dei Giochi invernali 2014. In quell’indagine furono coinvolti fi nanche i servizi segreti russi e vennero provate manipolazioni di dati analitici e biologici di oltre un migliaio di atleti russi. Una pratica illegale continuata, denunciò il rapporto McLaren. Risale al 2010 la decisione politica della Russia di intraprendere una campagna di doping su vasta scala. Fu quando, all’indomani del magro bottino ai Giochi invernali di Vancouver, tutti i dirigenti e direttori tecnici furono convoca
ti al Cremlino da Putin, strigliati e messi sotto processo. Da lì la svolta verso il doping di Stato e la risalita nei medaglieri olimpici. Il colpo di scena lo scorso gennaio, quando la Rusada (antidoping russo), su richiesta della Wada, ha trasmesso i file di tutte le analisi passate, compresi i passaporti biologici, dopo averli ripuliti nel tentativo di eliminare tracce di manipolazione. «Alla Russia abbiamo offerto tutte le opportunità per ristabilire credibilità al sistema antidoping, ma purtroppo hanno scelto di continuare con l’inganno nel percorso criminoso: è un attacco all’integrità di tutto lo sport» la dura requisitoria di Craig Reedie, presidente Wada al suo ultimo atto ufficiale prima di ritirarsi. La mannaia è caduta sullo sport russo nonostante la freddezza del presidente del Cio, il tedesco Thomas Bach, da sempre vicino a Putin. Il n.1 del Comitato olimpico internazionale avrebbe voluto “salvare” i dirigenti sportivi («non ci sono prove che siano coinvolti»), barattando alcune concessioni in cambio del pugno di ferro contro «i veri responsabili», chiamati a pagare un prezzo salatissimo. Ma ieri anche Bach ha dovuto accettare la cruda realtà dei fatti. «Non è più una raccomandazione ma una richiesta quella arrivata dalla Wada, alla quale non possiamo, né vogliamo opporci», la posizione del Cio. Per Bach il veto a organizzare manifestazioni va regolamentato: «Gli avvenimenti già assegnati e il cui spostamento di sede è diffi coltoso non saranno cancellati». E’ il caso del GP Russia di Formula 1, il cui contratto fu siglato nel 2010 ed è già in calendario nel 2020.
L'APPELLO. Lo sport russo ha 21 giorni per appellarsi al Tas di Losanna (tribunale arbitrale dello sport). Ma il dettaglio delle accuse nelle carte della Wada lasciano pochi dubbi. «Non c’è alcuna pos
sibilità di vincere l’appello - ha dichiarato il presidente dell’antidoping russo, Yury Ganus - E’ una tragedia per tutti i nostri atleti, alcuni andranno all’estero nella speranza di poter continuare a gareggiare come neutrali». Di diverso parere il premier Medvedev: «Questa è isteria cronica anti-russa. Ci appelleremo e vinceremo». Il 19 si riunisce il consiglio di vigilanza di Rusada, chiamato a decidere se fare ricorso. «Dobbiamo difendere i nostri atleti» ha ammonito Svetlana Zhurova, primo vicepresidente della Duma. Intanto non ci sono certezze nemmeno sulla partecipazione individuale come atleti neutrali. Operazione difesa da Bach: «Non possiamo punire gli atleti puliti». Ma contrastata dal presidente dell’antidoping Usa (Usada), Travis Tygart: «Tutto lo sport russo è recidivo, sarebbe ipocrita e pericoloso consentire la partecipazione di alcuni atleti a titolo individuale». Già a Rio 2016, la Russia fu assente nell’atletica (gareggiò la sola Klishina, stabilitasi all’estero). A PyeongChang 2018, presenti solo 168 “atleti olimpici della Russia”. Il problema è chi dovrà garantire chi. Dopo che la World Athletics, ha interrotto il processo di eleggibilità individuale causa le reiterazioni di «pratiche di copertura» della nuova dirigenza russa.
Fonte: CorrieredelloSport.it


